giovedì 25 novembre 2010

CONTRO L'OMOFOBIA

Ho appena finito di leggere un articolo che parla di un gay picchiato sull’ autobus a Roma. Questi fatti avvengono molto spesso, capita infatti che degli omosessuali vengano aggrediti solo perché sono “diversi” e io la trovo una stupidaggine. Penso infatti che ognuno ha i suoi gusti e che nessuno deve imporre i suoi gusti agli altri. I ragazzi d’ oggi, inoltre, si prendono in giro dicendosi gay , “fro…” , eccetera eccetera.  Questa non la trovo una cosa molto intelligente. Mi piacerebbe che tutti a Roma potessero andare per la strada vestiti e comportandosi come vogliono senza essere molestati o picchiati dagli altri. La gente dovrebbe capire che ogni persona ha una propria mentalità e, finche non si fa male agli altri, ognuno merita rispetto.
Una riflessione di Flavio Martinez



mercoledì 24 novembre 2010

ALL'AEROPORTO...


Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla. Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un giovane di colore che stava leggendo il giornale. Quando cominciò a prendere il primo biscotto,anche il giovane ne prese uno; lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro. Tra lei e lei pensò: "Ma tu guarda che schifo,che arroganza,che maleducazione…se solo avessi un po' più di coraggio,gliene direi quattro,tornatene al tuo Paese, prima di viaggiare impara ad essere civile...". Così ogni volta che lei prendeva un biscotto,il giovane di colore accanto a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva uno anche lui. Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò: "Ah, adesso voglio proprio vedere cosa farà.…!" Il giovane di colore prima che lei prendesse l'ultimo biscotto lo divise a metà!"Ah, questo è troppo", pensò e cominciò a sbuffare ed indignata si alzò di scatto,borbottò a bassa voce "i cafoni dovrebbero restare a casa", prese le sue cose, il libro e la borsa e si incamminò verso l'uscita della sala d'attesa. Quando si sentì un po' meglio e la rabbia era passata, si sedette su una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l'attenzione e per evitare altri incontri spiacevoli. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando....nell'aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era del giovane di colore che si era seduto accanto a lei e che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato,schifato, nervoso. Al contrario di lei che aveva sbuffato,ma che ora si sentiva sprofondare nella vergogna… (Ignoto)

Che ne pensate?

venerdì 19 novembre 2010

LETTERA DI TERESA ALLA NONNA E AL FRATELLO STEFANO


Cominciamo con te, nonna, nonna Lisetta intendo, che tanto con nonna Caterina è inutile parlarci e comunque non gìfinirei più. Immagino ti stai chiedendo il motivo di questa lettera.
Ebbene te lo spiego subito. Ti scrivo per parlarti del tuo atteggiamento. Quale atteggiamento? Be’, diciamo che, per fare un esempio, non mi prendi mai sul serio.
Ogni volta che ti parlo di un mio progetto, una mia esperienza, tu mi rispondi e mi parli come se non abbia nulla di meglio da fare che snocciolare progetti da bambina di 5 anni oppure, un altro esempio può essere che, ogni volta che ti parlo del liceo al quale vorrei iscrivermi, invece di incoraggiarmi a fare quello che mi piace, non fai che dire che come scuola non serve a niente.
Sai, capisco benissimo che magari mi vedi ancora come la bambina che vuole fare l’addestratrice di delfini o la ballerina, ma dovresti accorgerti che sono cambiata. E poi, so che consideri il liceo classico e l’università le uniche cose che potrebbero beneficiare al mio futuro, ma non è questo che voglio, capisci? Non è una carriera da dottoressa che voglio. Né una carriera da professoressa o da avvocato. Solo perché voglio fare la fotografa, che è una strada più complicata e che richiede più pratica che teoria, non significa che io stia buttando il mio futuro.
Forse hai paura che io riceva qualche delusione da questo lavoro o che non guadagni abbastanza, o che stia prendendo tutto alla leggera, ma non è affatto così. Conosco i rischi che comporta questo lavoro e la fatica che richiede. Conosco gli ostacoli che ci saranno, ma ho intenzione di farcela. Solo che se tu mi concedessi un po’ di fiducia per me sarebbe più facile. Già non è che abbia mai avuto molta fiducia in me stessa, se poi in me non ci crede nessuno, allora diventa tutto troppo pesante.
E cerca di cambiare questo tuo aspetto, se ti sembra giusto quello che dico.

Adesso indovinate un po’ a chi vado a scrivere? A mio fratello Stefano, naturalmente!
Caro Stefano, io potere parlare con te in modo facile o forse potrei parlarti in italiano. Dipende da te. Dipende da come ti gira. Altrimenti fai l’animale. So che al momento la tua vita non va alla grande. Ma credi davvero che spezzando e lanciando e rompendo e gridando migliori la situazione? Io non penso, no, infatti la peggiori. So anche che ti arrabbi tanto quando ti minacciano di toglierti il telefono, perché ci stai troppo attaccato, ci sono passata anch’io. Però basta non darglielo il telefono, alla fin fine. Non serve mettersi a sbraitare. Cioè Ste’, siamo tutti abbastanza andati di cervello, trova un modo diverso di sfogarti, diverso dal prendere a pugni tutto. E poi, sì, è vero, la scuola non ti ha ancora dimostrato la sua utilità, ma lo scoprirai dopo; quindi, senti a me, non farti bocciare anche quest’anno. Non c’è bisogno che prendi nove, sai benissimo che basta il sei per toglierti di mezzo questa scuola media, tanto mica ti insegnano a vivere, ad affrontare i problemi. Cerca solo di fare… “qualcosa” nella vita, perché per me non sarebbe facile mantenerti e se vuoi mettere su famiglia lo stipendio non te lo posso dare e sai bene che i Call Center non sono proprio quello che chiunque desidera. Quindi, svegliati Stefano, vuoi fare il Punk folle e anarchico? Fallo! Ma non autodistruggerti.

giovedì 18 novembre 2010

LETTERA A UN NAZISKIN

Caro naziskin, Io scrivere te con parole facili, così forse tu capire. Io leggo su giornali che tu essere “bestia” e “belva”, ma io non credere. Io credere tu essere ignorante, e ignoranza è grande problema di tutti, anche per me. Perchè persona ignorante è persona debole, e persona debole è persona che ha paura, e persona che ha paura è persona che diventa cattiva e aggressiva, e fa “bonk” con bastone su testa di poveraccio. Vere “bestie” e “belve” sono giornalisti (molti) e certa televisione (quasi tutta) che dicono stronzate così noi restare tutti ignoranti e potere resta in mano dei potenti. Io vuole dire questo: se tu picchia un poveraccio, tu non dimostra tua forza. Tu dimostra tua debolezza e tua stupidità. Perchè sua testa rotta non risolve tuo problema. Tuo prolema è che tu vivere in periferia di merda senza lavoro o con lavoro di merda. Tuo problema è che tu essere ultima ruota del carro. Allora tu volere diventare forte, e tu avere ragione. Ma nessuno diventa forte picchiando (quaranta contro due) due persone deboli. Se tu volere diventare forte, tu dovere ribellarti a tua debolezza. Tu dovere pensare. In tua crapa rapata esserci cervello. Tu usa cervello, non bastone. Tuo cervello avere bisogno di cibo, come tua pancia. Tu allora provare a parlare, a leggere, a chiederti perchè tua vita di merda. Questo essere: cultura. E cultura essere sola grande forza per migliorare un uomo. Io sapere: leggere essere molto faticoso. Pensare essere ancor più faticoso. Molto più faticoso che gridare “negro di merda” o sporco “ebreo”: gridare stronzate essere molto facile. Tutti essere capaci di insultare e odiare. Ma non importare niente se tu avere crepa rasata e scarponi; per me, tu potere metterti carciofo in testa e tatuare tue chiappe. Me importare che tu rispetta te stesso, tuo cervello, tua dignità, così forse tu impara a rispettare altri uomini. Se tu grida “sporco ebreo”, tu dovere sapere, almeno, cosa essere ebreo. E se tu sapere cosa essere ebreo, tu provare a chiederti come sarebbe bello se bruciassero in forno tua madre, tuo padre, tuoi fratelli, tuoi amici e te. Se tu comincia a fare domande, tu comincia a vincere. Domande essere chiavi di macchina. Non basta una domanda per accendere motore e andare lontano… Io molto preoccupato per te (e anche per testa di quelli che vuoi picchiare). Io preoccupato perchè il potere, quando vede persone ignoranti e cattive, può fare due cose: metterti in prigione, e prigione è come un immenso “bonk” su tua testa. Oppure servirsi di te come schiavo, mandarti a picchiare e torturare e bruciare mentre lui, intanto, vive in bella casa, con bella macchina, con bella figa. Vuoi essere libero? Tieni tua testa rapata, ma impara ad amare tuo cervello. Forza e potere abitano lì. dentro zucca, non sopra zucca.
Ciao
Michele Serra

mercoledì 17 novembre 2010

HUMOR CONTRO IL RAZZISMO

“Un uomo passeggia in Central Park a New York. Vede un pitbull azzannare ferocemente una bambina. Si precipita, afferra il cane e infine lo uccide salvando la piccola. Un poliziotto che ha visto la scena si avvicina e dice : ”Voi siete un eroe. Domani il mondo potrà leggere sui giornali che un coraggioso newyorkese ha salvato la vita ad una bambina”. ”Ma io non sono newyorkese !”. “Bene, allora si leggerà che un coraggioso americano salva la vita…..” . “Ma io non sono americano !”. “Di dove siete ?” domanda il poliziotto. “Io sono arabo”, risponde l’uomo. Il giorno dopo i giornali titolano a caratteri cubitali : “Un terrorista islamico massacra un cane americano”.

Documento trovato da Kevin su
http://e-blogs.wikio.it/contro-il-razzismo-humor-e-barzellette-marocchine

martedì 4 maggio 2010

LABIRINTO

Perdetti la via,
la giusta non sapevo quale “sia”.
Raccolsi tutto il coraggio,
per la fame addentai uno scarafaggio.

Ad ogni costo devo sopravvivere
cercando una ragione per esistere
là dove si incontran la leggenda e il mito,
è qui dove sto: un labirinto.

Non è ovvio un’avventura mera
ché non ne avrò mai, si spera.
Magari nessuno sa che
Cos’è quel labirinto anche se
è il più grande nemico, mai sconfitto:
il se stesso del sottoscritto

Jie

PERSONE SPECIALI

Pieno di gioia e amore,
a volte ti senti un fallimento.
La vita è proprio un tormento,
ma bisogna continuare felicemente a vivere.
Trovare amici è trovare un tesoro,
si deve uscire di casa e trovare oro.
Bisogna cercare di non ammalarsi
se no i momenti della vita sono persi.
Tutti una parte speciale ce l’abbiamo.
Tutti un po’ supereroi siamo.
Nessuno è migliore di nessuno
nessuno vale di più o di meno di qualcuno.
Tutti noi siamo delle persone
Tutti noi deriviamo da uno scimmione.

Xin

martedì 10 marzo 2009

MI METTO NEI PANNI DI... DIVERSI PUNTI DI VISTA SU UN FATTO DI CRONACA SCOLASTICA





 …NEI PANNI DI LUCA
Il 5 Marzo 2009 nella scuola media Alberto Manzi si è svolta un’interessante e bella manifestazione dedicata ai campioni dello sport. L’idea è nata per cercare di avvicinare i ragazzi il più possibile alle diverse attività agonistiche.
Nei giorni precedenti i ragazzi hanno preparato alcune domande da formulare ai personaggi sportivi che avrebbero partecipato all’evento.
La manifestazione si è svolta nella palestra della scuola, trasformata per l’occasione in un piccolo teatro.
I campioni presenti sono stati: un ex nuotatore e un ex giocatore della Roma, Antonio Tempestilli. Inutile descrivere le ovazioni dedicate a questo giocatore da parte di tutti i ragazzi romanisti.
Gli studenti hanno posto ai campioni delle domande divertenti e interessanti.
Il momento più emozionante è stato quando Lucia, una ragazza diversamente abile, ha posto la seguente domanda: “Durante la vostra attività agonistica avete mai incontrato una ragazza come me?” Le risposte tardavano ad arrivare per la commozione che i campioni provavano.
Si spera che tali eventi così belli e importanti continuino ad essere organizzati in questa e altre scuole.                                                                                            ( autore: Luca)



…NEI PANNI DI XIN
Caro diario,                                                                                            5 Marzo 2009
oggi durante l’ora di educazione fisica siamo andati in palestra e c’erano delle classi già sedute. Poi i due atleti che la scuola aveva invitato si sono presentati: uno era un giocatore di calcio di qualche anno fa e l’altro era un nuotatore vincitore delle olimpiadi.
Dopo qualche minuto hanno proiettato dei video dei campioni nei quali c’erano degli atleti italiani che vincevano la medaglia d’oro. Poi abbiamo cominciato a porre loro delle domande per conoscerli ad esempio abbiamo chiesto in che modo si allenano.
Io mi stavo un po’ annoiando perché non riuscivo a capire bene ciò che dicevano i due atleti, a causa di un’acustica non molto buona.
Dopo il prof. di educazione fisica è andato dal mio amico Bing e l’ha sgridato, perché Bing chiacchierava troppo. Il professore voleva che tutti ascoltassero in totale silenzio il discorso degli atleti.
E’ stato molto difficile per me ascoltare, ero stanco e a un certo punto mi sono addirittura sdraiato, ma subito la preside mi ha raccomandato di stare dritto. Sembrava molto interessata all’intervista.
Finite le domande ho notato il prof. di educazione fisica che stava sempre vicino ai due atleti, mi sembrava che volesse un loro autografo.
Insomma per concludere penso che oggi sia stata una giornata difficile e un po’ noiosa
                                                                                               ( autore: Xin)

…NEI PANNI DI TEMPESTILLI
Caro diario,                                                                                                   5 Marzo 2009
oggi sono andato alla scuola A.Manzi per raccontare ai bambini che campioni non si nasce ma si diventa. I ragazzi mi hanno posto delle domande e poi abbiamo proiettato dei video di quando giocavo a calcio. Ogni volta che i bambini vedevano che nel filmato segnavo gol esclamavano in coro “OOOOLEEEEE’”. Poi una bambina con handicap mi ha rivolto una bella domanda e, dopo averle risposto, sono andato a darle un bacio sulla guancia.
I bambini erano un po’ rumorosi. Erano quasi tutti della Roma.
L’incontro è durato più di due ore, alla fine i ragazzi volevano il mio autografo ma sono dovuto scappare via.
Sono stato contento dell’iniziativa perché, anche se è da molto che non gioco più nella Roma, mi ricordano come un giocatore fortissimo!
                                                                                      ( autore: Daniele M.)

…NEI PANNI DI UN ALTRO TEMPESTILLI
Caro diario,                                                                                                   5 Marzo 2009
oggi insieme a un mio collega sono stato ospitato presso la scuola media “A. Manzi” che si trova al Pigneto. Il nostro incontro con i ragazzi era per dimostrare loro che anche i campioni sono normalissimi esseri umani. Avere a che fare con i bambini non è mai semplice. Ora che dirigo una scuola-calcio ne so qualcosa. Da loro ti aspetti delle domande semplici e invece spesso ti mettono in difficoltà. Per esempio un bambino mi ha detto se durante la mia carriera mi fossi mai “dopato”. La risposta di per sé non era complicata, ma ho cercato di trasmettere loro quanto sia idiota chi ne fa uso (spero di esserci riuscito!). Ho detto loro che le vittorie più belle sono quelle ottenute con i propri mezzi e con tanti sacrifici. Sono sicuro che molti tra di loro sognano di diventare un campione come lo sono stato io. Ho consigliato loro di essere tenaci, anche un po’ cocciuti e di non arrendersi mai.
Incontrare i bambini mi fa tornare indietro nel tempo e allo stesso tempo mi riempie di speranza, di ottimismo e di allegria: loro sono il nostro futuro.
Trovo che questi incontri nelle scuole siano molto utili e che dovrebbero avvenire più spesso. E’ una cosa meravigliosa avere a che fare con i bambini, perché hanno del mondo dello sport un’immagine pulita, perché leggi nei loro occhi tutti i loro sogni e le loro aspettative.
Ora concludo con questa mia chiacchierata con te dicendoti che oggi è stata una giornata ricca di emozioni e spero che lo sport del domani torni ad essere come era un tempo, grazie a questi bambini che spero saranno una generazione migliore.
                                                                                    ( autore: Lorenzo D’U.)


…NEI PANNI DI SIMONE CHIAPPINI (A.E.C.)
                                                                                                              5 Marzo 2009
Ehh… caro diario, sono appena tornato da una giornata… movimentata!
Stamattina a scuola sono arrivati due “campioni”, due famosi atleti del mondo dello sport.
Sono sceso in palestra con la classe per incontrarli e conoscerli…
Be’: 2 ore di puro strazio!
Ci siamo seduti e i due atleti hanno iniziato a parlare, ma per via di un problema al sound non si sentiva nulla.
I miei alunni allora hanno iniziato a distrarsi e… sono impazziti!
Dove erano i professori!?
Me la dovevo cavare da solo…
“ZITTO, ZITTI… TI METTO UNA NOTA! BASTAAA!!”
Urlavo e urlavo, ma nulla. Non vedevo l’ora di andarmene… Altri 2 secondi e sarei morto lì!
Per fortuna a un certo punto ho sentito: “…e con questo ho finito”.
Io al posto dell’atleta avrei aggiunto: “…e andate in pace”.
EVVIVA!! E’ FINITO!
Alla fine siamo tornati in classe.
Quelle pesti mi hanno ucciso, ma in fondo sono sempre i miei alunni...             
                                                                                    ( autore: Lorenzo De)

giovedì 12 febbraio 2009

IL DIVERSO PUNTO DI VISTA DEI PROFF.




MI METTO NEI PANNI DI UN PROFESSORE
Caro diario,                                                                                               1 Febbraio 2009
questa è una pagina molto importante non solo del mio diario, ma anche della mia vita.
Oggi è stato il mio primo giorno di scuola ma, vista la mia età avanzata, questa volta, dopo anni di studio come tu ben sai, ero seduto in cattedra! Non ti dico che baccano quando sono entrato in aula!! Ho pensato subito “Qui ci sarà da sudare!”. La mia classe è composta da 18 alunni, di cui 12 maschi e 6 femmine. Tutto sommato fra di noi non c’è una grande differenza d’età e questo semplifica, ma a volte complica le cose. Per questo motivo mi ero imposto di dare di me stesso l’immagine di uno che sa il fatto suo, ma come al solito “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”! Oggi infatti ho trattato i miei ragazzi molto amichevolmente. Hanno fatto la loro presentazione ad uno ad uno, arricchendola con le loro passioni, i loro hobbies e i loro gusti musicali. Da qui ho visto subito che c’erano ragazzi molto spigliati ed altri più timidi. Verso l’una siamo scesi a mensa ed è lì che ho dovuto dimostrare loro che se voglio so essere anche molto severo. In realtà mi è un po’ dispiaciuto interrompere i loro schiamazzi e le loro risate, ma questo ora è il mio compito.
Sono cosciente della grande responsabilità del mio ruolo; ho molte paure ma anche molte aspettative. Vorrei essere come era il mio prof. di italiano: vorrei riuscire ad incantare i miei alunni durante le spiegazioni, vorrei non rendere noiosa la materia che tanto amo, vorrei essere contemporaneamente un buon prof. e un buon amico…
Pensi che ci riuscirò? Poi ti farò sapere… Penso che questo sia il compito più difficile della mia vita, ma è anche ciò che ho sempre sognato. L’avventura è cominciata!
                                                                                                          Lorenzo D’U.


MI METTO NEI PANNI DI UNA PROFESSORESSA
Caro diario,                                                                                                4 Gennaio 2009
come tu sai oggi è stato il mio primo giorno di scuola come maestra della 5C: la terribile classe delle elementari della scuola “A. Diaz”, da cui sono stata chiamata per svolgere una settimana di supplenza. Vuoi che ti racconto tutto?
Allora, sono entrata in classe e già i bambini facevano un gran baccano: uno buttava della carta bagnata fuori dalla finestra; un altro, con la colonna sonora di Womanize nelle cuffiette, ne cantava a squarciagola qualche parola… Io cercavo di farli stare zitti, ma non ci riuscivo.
Allora ho chiamato la direttrice che li ha sospesi, anzi espulsi dalla scuola!
Appena se ne è andata la direttrice però sono tornati a scatenarsi. Io provavo a svolgere la mia lezione però nessuno mi ascoltava, si sdraiavano sui banchi e, quando io chiedevo i loro nomi, nessuno mi rispondeva. Alla fine, stufi delle mie domande, alcuni di loro hanno preso delle bombolette e mi hanno schiumato!!!! Sono scappata di corsa dalla scuola!!!                       
                                                                                                                 Nadia

venerdì 10 ottobre 2008

SIAMO TUTTI UGUALI. SIAMO TUTTI DIVERSI.

Per fortuna non siamo tutti uguali: siamo fisicamente diversi, proveniamo da culture diverse, pratichiamo religioni disuguali. Svariati sono i colori della pelle, i nostri caratteri, i tipi di alimentazione…
Ma in fondo molti aspetti ci accomunano: possiamo condividere sentimenti, valori, speranze, gioie e dispiaceri… tutte cose che non appaiono, ma sono nascoste nei nostri cuori

Immagino di trascorrere una giornata con un bambino rom.
Mi invita nella sua roulotte: è pulita e ordinata. La sua mamma mi accoglie, facendomi conoscere altri componenti della loro “famiglia” e mi offre un dolce caratteristico che non avevo mai assaggiato, che squisitezza! Poi incomincio un nuovo gioco con il mio amico; giocando apprendo parole nuove, mi diverto come un matto a ripeterle. La giornata trascorre in fretta, è stata piacevolissima. Torno nella mia casa di cemento.
Se io invece avessi avuto paura non avrei mai conosciuto una realtà diversa dalla mia.

Io sono aperto al mondo, perché ho voglia di conoscere, imparare, assaggiare, annusare, viaggiare, capire, confrontarmi, insomma in un’unica parola: ho voglia di arricchirmi, perché per me la diversità è ricchezza.
Ma, ora che ci penso, io e il mio amico rom non siamo poi tanto diversi. Viviamo sotto lo stesso cielo, perché il mondo non è dei neri, dei bianchi, dei rom, dei gialli, dei rossi o dei verdi: il mondo è di chi lo vive. Perché io ho un cuore che batte, un cinese anche; io ho una mamma che mi ama, un nero anche; io provo dei sentimenti, un bambino con la sindrome di down anche… per questo non bisogna aver paura di quello che non conosciamo, ma piuttosto farci un’idea di quello che abbiamo davanti.
Ah, dimenticavo! Io e il mio amico rom abbiamo lo stesso sogno: diventare il numero sette della Roma!
                                                                                                                                  Lorenzo D’U.

COMMENTI SPARSI
… Siamo uguali perché abbiamo tutti un cuore, tutti un cervello… (Paolo)
… Per me la gente a volte è diversa… però è anche uguale… (Daniele M.)
… Siamo tutti diversi, ognuno ha il proprio carattere […] c’è qualcuno che ha dei problemi e va sulla sedia a rotelle […] Secondo me noi dovremmo giocare con tutti, perché sono sempre persone come noi…(Aneta)
… Molta gente è abituata a mettere le persone malate all’ultimo posto, questo non è giusto, perché siamo tutti ugualmente importanti, anche se ognuno è diverso dall’altro… (Teresa)
…[Il pregiudizio è quando] noi per esempio non abbiamo mai mangiato un piatto e giudichiamo prima di assaggiarlo… (Nadia)
…Questo comportamento mi fa venire in mente la parola “xenofobia” cioè paura per tutto quello che è straniero e non si conosce […] Bisogna accettare le persone “diverse”, anche se il sottoscritto è un po’ impacciato nel farlo… (Jie)
…Penso alla diversità in molti modi, ad esempio siamo tutti diversi nell’aspetto fisico, internamente […] Poi c’è la diversità di popolazione o religione […] ma siamo tutti uguali perché siamo tutti fratelli e sorelle, a me piace pensare questo… (Daniele P.)
…In tutto il mondo gli uomini sono diversi nella voce, nel colore degli occhi […] ma sono anche uguali, perché tutti hanno sia aspetti positivi che negativi… (Bing)
…Il mondo è popolato da miliardi di persone diverse tra loro per cultura, usi, tradizioni, religioni, costumi, lingue, cucina e colore della pelle, di conseguenza gli uomini sono diversi anche nel loro modo di pensare […] Sono anche tutti uguali perché credono in qualcosa, sognano, piangono, ridono tutti allo stesso modo. Ma ciò che li rende veramente uguali è che hanno tutti gli stessi diritti. (Simone)
….Gli stranieri sono uguali a tutti gli altri: mangiano, bevono, corrono e muoiono… (Xin)
…Le differenze ci sono, è vero […] ma siamo tutti esseri umani: […] soffriamo, amiamo e tutti (o quasi) crediamo in un Dio anche se viene chiamato in tanti modi diversi… (Matteo)
…A volte le diverse abitudini e la differente mentalità ricevute da altri paesi possono creare incomprensioni, ma alla fine dobbiamo convincerci che siamo tutti esseri umani, con gli stessi diritti e dobbiamo imparare a rispettarci l’un l’altro… (Luca)
…Il mondo dove viviamo è uno; possiamo essere bianchi, di colore, amare un dio differente, mangiare cibi al posto di altri, ma abbiamo tutti un cervello e un cuore dentro di noi, che ci portano ad avere gli stessi bisogni di qualsiasi altro essere umano… (Kevin)
…Noi siamo tutti uguali […] nell’importanza… (Lorenzo De S.)
…[La diversità è una ricchezza]: non possiamo essere tutti uguali, se no non sarebbe bello (Irene)